


Tursi, la “gemma medievale” scolpita nella roccia argillosa della provincia di Matera
Il borgo incantato di Tursi si erge fiero su una collina arenaria racchiusa tra i letti dei fiumi Agri e Sinni. Offre ai visitatori un viaggio multisensoriale sospeso nel tempo, dove l’architettura spontanea si fonde con la poesia rupestre.
Chiunque cerchi una Basilicata autentica, lontana dai flussi turistici di massa, troverà in questo luogo un microcosmo indimenticabile fatto di passaggi segreti, antichi quartieri fortificati e calanchi silenziosi.
Se stai programmando un itinerario nel cuore della Lucania, ecco una guida approfondita su cosa vedere a Tursi per non perdere nemmeno un briciolo della sua millenaria magia.
La storia

Le origini di Tursi affondano le radici in un passato mitico e tormentato. L’area circostante fu abitata fin dall’età del ferro dal popolo italico degli Enotri, per poi accogliere la fondazione della gloriosa città ellenica di Pandosia prima dell’anno 1000 a.C.. Proprio in queste valli, nel 281 a.C., si consumò la celeberrima battaglia di Eraclea, dove Pirro, re dell’Epiro, sbaragliò le legioni romane avvalendosi per la prima volta dei temibili elefanti da guerra.
Il centro urbano vero e proprio cominciò a svilupparsi a partire dal V secolo d.C. intorno al castello edificato dai Goti. La vera svolta identitaria avvenne nell’850 d.C., quando i Saraceni espugnarono la fortezza stabilendovi un presidio militare strategico. Gli arabi plasmarono l’urbanistica arrampicata sulle creste calcaree, lasciando un’impronta indelebile nella lingua, nell’architettura e nei sistemi di canalizzazione agricola.
Successivamente, il borgo passò sotto il controllo dei Bizantini. Fu proprio un soldato imperiale di nome Turcico ad ampliare l’insediamento verso la vallata, dando origine al toponimo Tursikon, da cui deriva l’odierno Tursi. Sotto i Normanni, gli Svevi e infine gli Angioini, Tursi visse un periodo di straordinario splendore socio-economico, diventando nel XVI secolo il centro più popoloso e influente del circondario materano.
Cosa vedere nel borgo



Passeggiare per Tursi significa perdersi in un labirinto di pietra e poesia. Il centro storico è strutturato in rioni storici sovrapposti che scendono dal picco della montagna fino a lambire il torrente Pescogrosso.
La Rabatana: È il cuore pulsante e primordiale di Tursi, il rione più antico ed evocativo. Il nome deriva dall’arabo Rabat (luogo fortificato). Questo nucleo è letteralmente circondato su ogni lato da dirupi verticali di argilla che i locali chiamano jaramme. Ci si accede superando la scenografica gradinata delle Petrizze, una ripida salita in pietra costruita sopra lo strapiombo. Tra le sue vie silenziose e le case in rovina, l’atmosfera saracena è ancora palpabile.

Il Parco Letterario e la Casa Museo di Albino Pierro: Situata nel rione San Filippo, la settecentesca casa natale del poeta Albino Pierro è oggi un centro culturale di rilievo internazionale. Pierro, più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ha immortalato l’anima di Tursi componendo i suoi versi nel viscerale dialetto tursitano. Visitando le stanze del palazzo, lo studio d’epoca e la terrazza panoramica, potrai ascoltare le sue liriche e ammirare la pinacoteca d’arte contemporanea dedicata all’universo poetico pierriano.
La Cattedrale dell’Annunziata: Situata nella parte bassa del paese, questa imponente chiesa cinquecentesca colpisce per la maestosità della sua facciata. Riedificata a seguito di un devastante incendio nel 1988, conserva pregevoli tele settecentesche e rappresenta il fulcro spirituale della diocesi di Tursi-Lagonegro.

Eventi e tradizioni



L’anima folkloristica e comunitaria di Tursi si manifesta attraverso celebrazioni secolari capaci di trasformare la fisionomia stessa del borgo in un palcoscenico teatrale.
- La Festa Patronale di San Filippo Neri: Si tiene ogni anno il 25 e 26 maggio. San Filippo è profondamente amato dai tursitani e la città si anima con solenni processioni, luminarie sfarzose, complessi bandistici tradizionali e spettacoli pirotecnici che illuminano a giorno i calanchi circostanti.
- Il Presepe Vivente nella Rabatana: Durante le festività natalizie (solitamente il 27 e 28 dicembre), l’antico quartiere arabo rinasce a nuova vita grazie a una maestosa rievocazione storica. Più di cento figuranti in abiti d’epoca ripopolano le case in pietra e i vecchi magazzini, riproducendo antichi mestieri artigiani ormai scomparsi in un’atmosfera sacra ad altissimo impatto emotivo.
- La Festa della Madonna di Anglona: Celebrata dall’1 all’8 settembre, questa ricorrenza attira migliaia di pellegrini da tutta la Basilicata e dalle regioni limitrofe. Il simulacro della Vergine viene trasportato a spalla dal santuario collinare fino al centro cittadino in una processione intrisa di devozione mariana antica.
Gastronomia tipica



La cucina tursitana è uno specchio fedele della cultura contadina lucana: ingredienti semplici e genuini, sapientemente combinati per dar vita a sapori decisi e indimenticabili.
- I Frizzuli ca’ millica (o maccaruni ca’ millica): È il piatto simbolo di Tursi. Si tratta di pasta fresca fatta in casa, sapientemente attorcigliata attorno a un ferretto da calza (un tempo rametti di ginestra). Vengono conditi con un denso sugo di pomodoro fresco, lardo e l’immancabile mollica di pane raffermo fritta (“la millica”), usata tradizionalmente al posto del costoso formaggio grattugiato.
- L’Arancia Staccia: Questo agrume storico rappresenta l’orgoglio agricolo locale. Caratterizzata da una forma schiacciata (da cui “staccia”) e da dimensioni imponenti (può superare il chilogrammo di peso), è un’arancia succosa, priva di semi e dolcissima. Viene consumata fresca o impiegata nella tipica insalata di arance tursitana, condita con olio extravergine d’oliva locale, sale e polvere di peperone crusco.
- Altre specialità tipiche: Non andartene senza aver assaggiato i raschiatelli a un dito (gnocchetti stretti serviti con sugo di carne), le cicorie selvatiche stufate, e, tra i dolci pasquali e natalizi, spiccano i guanti (frittelle intrecciate a forma di corona) e i calzoncini ripieni di crema di ceci e castagne.
Cosa vedere o fare nei dintorni



Il territorio circostante Tursi regala scenari di una bellezza selvaggia e monumentale, perfetti per escursioni naturalistiche o archeologiche.
- Il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona: Situato a pochi chilometri dal borgo, sopra un colle isolato che domina le valli dell’Agri e del Sinni, questo santuario è un capolavoro assoluto dell’arte romanica meridionale dell’XI secolo. Dichiarato Monumento Nazionale, l’edificio sorge sui resti dell’antica città di Anglona. All’esterno colpisce per la splendida abside decorata con motivi arabeggianti; all’interno custodisce un ciclo monumentale di affreschi di epoca medievale raffiguranti dettagliatissime scene della Genesi e dell’Antico Testamento.
- I Calanchi Lucani: Tursi è completamente abbracciata da queste spettacolari formazioni geologiche. Il dilavamento millenario delle piogge sulle colline d’argilla ha creato un paesaggio lunare fatto di profondi canyon, guglie affilate e dune bianchissime. È possibile percorrere emozionanti sentieri di trekking o tour in fuoristrada guidati per ammirare da vicino queste maestose “rughe della terra”, uno scenario che lo stesso Albino Pierro definiva omerico e ancestrale.
- Le spiagge dello Jonio e Policoro: Se visiti Tursi in estate, con una breve e comoda guida in auto puoi raggiungere la Costa Jonica. Località come Policoro offrono ampie spiagge di sabbia dorata, il suggestivo Museo Archeologico Nazionale della Siritide e la bellissima riserva naturale del Bosco di Pantano, ultimo lembo di foresta planiziale del Sud Italia.
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