Il Vulture Melfese

Il Vulture Melfese:

area della Basilicata ad intensa suggestione

Il Vulture Melfese è quell’area settentrionale della Basilicata che è fortemente connotata dalla maestosa presenza del massiccio appenninico di origine vulcanica denominato Vulture, le eruzioni del quale si verificarono all’incirca 750.000 anni fa e furono brevi ma intense.

Proprio l’apporto di materiale vulcanico ha reso singolarmente fertile l’intera subregione: il monte appare magnificamente ammantato di fitte foreste. Si tratta proprio di un territorio assai prezioso dal punto di vista naturalistico e che ha saputo resistere all’usura del tempo.

Il Vulture Melfese

importantissimo patrimonio botanico, storico e enogastronomico

Il Vulture Melfese costituisce da molti punti di vista una vera e propria terra promessa, ricco com’è di prodotti e tradizioni gastronomiche, è il degno custode di un’antica e raffinata ricchezza di federiciana memoria.

In esso sorgenti di acque purissime, affascinanti panorami, laghi placidi, boschi fitti di vegetazione convivono quietamente alle pendici del Vulcano Vulture.

I paesi che fanno parte di questa subregione sono:

– Melfi (PZ) – Venosa (PZ) – Rionero in Vulture (PZ) – Castel Lagopesole (PZ) – Acerenza (PZ) – Atella (PZ) – Filiano (PZ) – Genzano di Lucania (PZ) – Palazzo San Gervasio (PZ) – Rapolla (PZ) – Barile (PZ) – San Fele (PZ) – Ripacandida (PZ) – Maschito (PZ) – Forenza (PZ) – Ginestra (PZ)) – Banzi (PZ) – Ruvo del Monte (PZ) – Forenza (PZ) – Rapone (PZ) – Lavello (PZ) – Montemilone (PZ).

Buona scoperta!!!

Il Vulture Melfese, il Regno di boschi e castelli

Cosa vedere in Basilicata:
Il Vulture Melfese
Cosa vedere in Basilicata:
Il Vulture Melfese
Cosa vedere in Basilicata:
Il Vulture Melfese
Cosa vedere in Basilicata:
Il Vulture Melfese

Federico II, uno dei Sovrani più grandi e illuminati in assoluto, ne rimase folgorato eleggendolo suo eden per la falconeria. E il verde intenso delle immense foreste ciò che, infatti, colpisce di questa terra vulcanica, luogo natale dell’Aglianico DOCG, di castelli e antiche abbazie frequentate nei secoli da re e regine, papi e letterati, templari e briganti.

Qui è la terra dove fortezze, torri e borghi sono aggrappati ad alture inespugnabili

Un’enorme gigantesca foresta intervallata di qua e di là da pennellate azzurre di laghetti e corsi d’acqua che interrompono la sconfinata distesa verde che, lentamente, da ovest verso est, si dirada lasciando il passo a più dolci e variopinte colline ricoperte di vigneti (questa è la patria dell’Aglianico DOCG, il re dei vini.

Tesori che offrono scorci fiabeschi fra foreste incantate di faggi, cerri, castagni, aceri e lecci che d’autunno esplodono in una miriade di sfumature di gialli, rossi ed aranci, deliziosi laghetti incastonati nella folta vegetazione e antichi vulcani, come il dormiente Monte Vulture (1326 metri) attorno alle cui ripide e boscose pendici si estendono terreni che le preistoriche colate laviche hanno reso
fertilissimi.

Ma il Vulture è anche borghi medievali, insediamenti preistorici, aree archeologiche di straordinaria ricchezza. E poi castelli, monasteri, fantastiche cattedrali attorno a cui aleggiano atmosfere misteriose e storie di personaggi leggendari che hanno reso quest’angolo di Basilicata da sempre fra i più affascinanti e floridi della regione. Re e regine, papi e schiere di religiosi, templari, e poi poeti e letterati, principi e musicisti, cavalieri, condottieri e finanche briganti cui proprio le impenetrabili selve offrivano un rifugio sicuro.

Terra di conquista e di battaglie, luoghi perfetti, data la posizione strategica di collegamento fra l’antica 
Apuleia e la Campania, per controllare i commerci grazie a fortilizi situati su colli inaccessibili.
Dauni e Sanniti, Romani e Longobardi, Bizantini e Normanni, insieme a Svevi, Angioini e Aragonesi. Ognuno ha lasciato gemme preziose del suo passaggio in una terra dal fascino arcano che ammaliò perfino Federico II di Svevia.

Cosa vedere in Basilicata:
Il Vulture Melfese

In queste lande boscose, popolate da animali selvatici e sorvolate da rapaci d’ogni tipo, infatti, “Stupor Mundi”, come l’imperatore veniva definito, aveva trovato il suo eden, amante quale era dell’arte della falconeria, a cui dedicò il trattato “De arti venerandi cum avibus” e le costellò di masserie regie, manieri e castelli.

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Melfi, paese dalle origini remote e misteriose

Melfi, paese dalle origini remote e misteriose

Paese indubbiamente ricco di suggestioni, vessillo di una storia gloriosa che la portò a diventare nel 1059 Capitale del ducato di Puglia, Melfi è stato a lungo centro focale della cultura lucana e ai giorni nostri conserva intatto il suo fascino medievale, con la sua cinta muraria unica, risalente al XV secolo, che di certo, in passato, lo ha reso davvero un borgo inespugnabile.

Melfi, paese dalle origini remote e misteriose
Melfi, paese dalle origini remote e misteriose
Melfi, paese dalle origini remote e misteriose

Sul suo abitato incombe, imponente e austero, quasi a guardia, il castello costruito in epoca normanna, ma fatto ampliare dal sovrano svevo Federico II, sicuramente uno dei più maestosi della regione con le sue otto torri dominanti reso.

Fu in esso che Federico II promulgò le famose Constitutiones Augustales, anche note come Costituzioni Melfitane, le norme che riorganizzavano i diritti feudali riconoscendo alle donne il diritto di successione ereditaria. 

Oggi è anche sede del Museo Archeologico del Melfese e custodisce preziosi reperti del VII-III secolo Avanti Cristo, oltre al celebre Sarcofago di Rapolla, stupenda opera della seconda metà del II secolo proveniente dall’Asia Minore che sul coperchio reca la delicata scultura di una donna distesa.

Sempre all’interno del castello, superato il ponte levatoio che solca un profondo fossato, la torre dell’orologio, insieme con tutte le altre torri, fa da cornice alle ampie corti interne e al Palazzo Baronale Doria, che offre l’accesso alla cinquecentesca cappella gentilizia.

Usciti dal castello si può andare alla scoperta dei tesori artistici e architettonici del borgo, partendo dalla famosa e bella Porta Venosina che, con la sua forma ogivale, è uno dei sei antichi ingressi alla città, costruita nel XIII secolo in occasione dell’ampliamento delle mura di cinta cittadine voluto da Federico II.

La Porta venosina a Melfi

Sul paese, poi, svetta in tutto il suo slancio lo splendido campanile della Cattedrale, dedicata all’Assunta, risalente al 1056, su cui troneggia il simbolo normanno dei due grifoni.

La Cattedrale di Melfi
La Cattedrale di Melfi

L’imponenza della sua architettura testimonia il ruolo strategico che a lungo Melfi ebbe anche nell’ambito del potere spirituale.

Fu, infatti, sede di diversi concili papali e, in quello del 1089, il Pontefice Urbano II costituì insieme ai Normanni quella Lega che avrebbe poi condotto alla Prima Crociata verso i luoghi santi.

Infine, oltre a tutte le altre bellezze, fuori dal centro abitato, nei pressi del cimitero cittadino, si trova la Cripta di Santa Margherita, straordinario gioiello di arte rupestre risalente al XIII secolo.

La Cripta di Santa Margherita a Melfi
Fra Santi e Sovrani

Lo splendore degli affreschi della cripta di Santa Margherita, scavata nel tufo nel XIII secolo, raffigurano episodi della vita della stessa Santa Margherita e il famoso Monito dei morti.

La Cripta di Santa Margherita a Melfi

L’interno, scavato nel tufo vulcanico, è affrescato con diverse pitture di incredibile delicatezza e bellezza in stile bizantino. Esse raffigurano il martirio della Santa e scene della sua vita e di altri “guerrieri” del
Signore, oltre al cosiddetto “Monito dei morti” nel quale si vuole rappresentato Federico II in abiti da falconerie.

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Venosa, capolavoro urbanistico e architettonico della Basilicata

Venosa (PZ), anticamente chiamata “Venusia“, da tempo inserita nella lista dei borghi più belli d’Italia, fu a lungo fra i centri artistici e culturali lucani più importanti.

Il Monumento in onore di Quinto Orazio Flacco a Venosa

Patria del poeta latino Quinto Orazio Flacco, gran maestro d’ironia e stile, che qui nacque nel 65 A.C. e di cui rimane traccia in quella che la tradizione indica essere la sua casa, e di altre eminenti personalità, fra cui il Principe Carlo Gesualdo da Venosa (vi nacque nel 1566), madrigalista impareggiabile e musicista fra i più prestigiosi e discussi del tempo.

 

Abbazie, chiese e cattedrali pervase da storie leggendarie e misteriose

L’antica Venusia, adagiata fra fertili e dolci colline ricoperte di vigneti, uliveti e frutteti, venne fondata dai Romani, anche se prima del loro arrivo, era già abitata da popolazioni sannite, nel 291 A.C.

Gli Scavi archeologici di Venosa

Ne restano ampie tracce nel  Parco Archeologico (località San Rocco) dove sono visibili le terme, la domus, l’anfiteatro, il complesso residenziale ed episcopale. Accanto ad esso si sviluppa una delle più interessanti testimonianze paleocristiane del Sud Italia, l’Abbazia della S.S. Trinità con all’interno preziosi affreschi e le spoglie di Roberto il Guiscardo ed altri membri della Casa d’Altavilla.

Nella parte posteriore si erge, invece, la cosiddetta “Incompiuta” i cui lavori, mai terminati, cominciarono nell’XI secolo nell’intento di creare assieme alla chiesa vecchia un’unica immensa Abbazia della Trinità.

Il colpo d’occhio è davvero straordinario con muri e pilastri che disegnano la pianta a forma di croce di un unico grande luogo sacro che ha per pavimento il prato e come soffitto il cielo.
Da qui, in direzione del cimitero, si arriva alla collina della Maddalena dove sorgono le Catacombe cristiane (IV secolo) ed ebraiche (III-IV secolo), segno della presenza di una cospicua comunità ebraica nel paese in quel periodo.

Le Catacombe ebraiche di Venosa
Le Catacombe ebraiche di Venosa
Le Catacombe ebraiche di Venosa

Nel centro abitato non è da perdere la Cattedrale di Sant’Andrea, ultimata nel 1502 e costruita sulla precedente struttura dell’antica chiesa greca di San Basilio.

Vi si accede da un bel portale rinascimentale realizzato da Cola di Conza, mentre il campanile, alto ben 42 metri, si sviluppa su due ordini culminanti in una cuspide piramidale in cui sono incastonate diverse iscrizioni romane.

La Cattedrale di Sant'Andrea a Venosa

Gli interni sono abbelliti da svariate opere d’arte fra cui il dipinto barocco di Francesco Solimena che rappresenta l’Assunzione della Vergine, e il piccolo ma notevole affresco rinascimentale dell’Adorazione dei magi, realizzato da Simone da Firenze.  

La Cattedrale di Sant'Andrea a Venosa

Fra gli altri luoghi d’interesse, la Tomba di Marcello, dove sempre secondo la tradizione si vuole riposi il corpo del console romano Claudio Marcello, e il Castello Pirro del Balzo risalente, con le sue possenti torri cilindriche e la pianta quadrangolare al 1470.

Vi si accede da un ponte decorato con due leoni provenienti dalle rovine della città romana e al suo interno ospita la sede del Museo Archeologico Nazionale con ricche collezioni di reperti provenienti sia dall’area archeologica cittadina che dai dintorni.

Veduta dall'alto del Castello di Venosa

Fra i più interessanti : monete, epigrafi, corredi funebri, elementi di decorazione architettonica, ceramiche, alcune anche daune, fra cui spicca un askos a decorazione policroma, rinvenuto in località Lavello (PZ) e rappresentante un funerale indigeno celebrato, però, secondo le usanze romane.

Il Museo archeologico all'interno del Castello di Venosa

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Sulle orme dei templari

L’alleanza che legò i Normanni alla Chiesa con Melfi (dal 1059 Capitale del Ducato di Puglia e sede di diversi concili papali fra cui quello che nel 1089 preparò il terreno alla Prima Crociata in Terra Santa) e Venosa al loro massimo splendore grazie a Roberto il Guiscardo e Urbano II, concentrò nel Vulture Melfese, tappa obbligata per il ristoro materiale e spirituale dei crociati, una serie di affascinanti presenze legate al grande “indotto”della riconquista dei luoghi della cristianità.

Melfi (PZ), Venosa (PZ), Lavello (PZ), San Fele (PZ) e Forenza (Pz) (dove determinati studi vogliono sia nato Ugo dei Pagani, fondatore nel 1118 dell’Ordine dei Templari) presentano abbazie e cattedrali con simboli cavallereschi, allegorie, cripte con stanze segrete.

Come quella della Cattedrale di Acerenza (PZ), a cui si accederebbe da una finestrella murata, che ha scatenato l’interesse di curiosi e appassionati della materia, che vorrebbero il leggendario Santo Graal (la coppa da cui bevve Gesù nell’Ultima cena) nascosto proprio qui. 

Oltre ai Templari hanno lasciato tracce del loro passaggio altri ordini cavallereschi, le cui gesta rivivono ogni Agosto in cortei storici a Forenza, Acerenza e Banzi (Pz).

Questo è il regno dell’Aglianico DOCG, il Barolo del Sud

La strada del vino fra cantine e degustazioni

La Via dell'Aglianico del Vulture

I terreni di origine vulcanica che circondano il Monte Vulture offrono un habitat perfetto ai vigneti da cui si produce l’Aglianico del Vulture DOCG che già il poeta latino Orazio celebrò in diverse delle sue opere.

Non si può, pertanto, non dedicare in questa terra un pò di spazio ai sensi. 

Degustazioni e visite guidate nelle caratteristiche cantine scavate nel tufo vengono organizzate di frequente dalla nostra Agenzia a Rionero in Vulture (PZ), Venosa (PZ), Melfi (PZ), Rapolla (PZ), Barile (PZ), Acerehttps://viaggiareinbasilicata.it/scoprire-la-basilicata-in-tutte-le-sue-risorse/turismo-gastronomico/nza (PZ), Forenza (PZ), Maschito (PZ), Genzano di Lucania (PZ), Ripacandida (PZ) e Ginestra (PZ), rivelandosi ottime occasioni per scoprire il carattere inconfondibile del re dei vini lucani, sempre più ricercato e apprezzato in Italia e all’estero, annoverato ormai da tempo fra i più grandi rossi italiani.

Colore rosso rubino, sapore asciutto, sapido, caldo, armonioso che invecchiando diventa sempre più vellutato e che raggiunge una gradazione media fra i 12 e i 15 gradi.

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La Settimana Santa nel Vulture, fra religione e simbolismo

Nella Settimana Santa sono davvero tante nel Vulture Melfese le rappresentazioni legate al dramma sacro della Passione.

Fra queste molto suggestive sono quelle di Atella (PZ), Rionero in Vulture (PZ), Rapolla (PZ), Forenza (PZ), Maschito (PZ) e Venosa (PZ).

La Via Crucis che prende luogo il Venerdi Santo a Barile (PZ), al cui interno si respira il fascino di reminiscenze albanesi, è la più antica – risale, infatti, al Seicento – e nota della regione, un evento di grandissima intensità emotiva che vede fra i suoi protagonisti, rigorosamente in costume, oltre a Gesù
nella sua salita verso il Golgota e alle altre figure classiche menzionate nel Vangelo, anche personaggi metafora creati dall’immaginario collettivo.

Fra questi le trentatre bambine vestite di bianco, che rappresentano gli anni di Cristo, e la Zingara, adorna di gioielli, simbolo delle origini albanesi della comunità locale, oltre che della ricchezza mista
a pericolo e malvagità.

La struggente processione, a cui ci si prepara settimane prima, è accompagnata da un intenso lamento funebre che coinvolge praticamente tutto il paese.

Fra sentieri e torri angioine

Rionero in Vulture (PZ) è uno dei maggiori centri per la vinificazione dell’Aglianico, da cui partono molte escursioni naturalistiche.

Vi nacquero il meridionalista Giustino Fortunato e il famoso brigante Carmine Crocco.

Da vedere il Museo di Storia Naturale del Vulture presso l’Abbazia di San Michele. Poco lontano da
Rionero si trova Monticchio Bagni, con i suoi stabilimenti per l’imbottigliamento delle acque
minerali di origine vulcanica del Monte Vulture.

Maschito (PZ)

Nel XV secolo fu ripopolata dagli Albanesi giunti nella zona.

Interessanti le chiese della della Madonna del Caroseno, con l’affresco Madonna con bambino (1558) e di Sant’Elia, del 1698.

Ruvo del Monte (PZ) 

Offre panorami molto belli sul paesaggio circostante. Da vedere la Torre angioina e i resti del cinquecentesco castello.

Rapone (PZ)

L’abitato, d’impianto medievale, è decorato da portali e mascheroni in pietra.

San Fele (PZ) 

E’ aggrappato a una scoscesa parete rocciosa.

Da vedere i ruderi del Castello e la chiesa barocca Santa Maria della Quercia.
Nei dintorni, risalente al 1189, si trova il Santuario della Madonna di Pierno.

Acerenza, borgo medievale dal paesaggio inviolato per un autentico tuffo nel passato

Acerenza (PZ) è uno dei paesini dal preservato impianto medievale più affascinanti della regione, inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia, da cui si domina l’Alta Valle del Bradano.

Fra vicoletti e piazzette si erge la Cattedrale dell’XI secolo dedicata all’Assunta e a San Canio.

Costruita secondo i dettami del Romanico importato dal Monastero del Cluny rappresenta, con la sua sobria e imponente architettura e il magnifico sistema absidale, una vera apoteosi per gli estimatori di questo genere architettonico.

Prima di entrare nei maestosi interni vale, infatti, la pena fare un giro tutt’attorno per ammirarne in pieno la struttura fra torrette e absidi che ne movimentano la sagoma. 

Diversi i palazzi di pregio che punteggiano il borgo fra i quali il cinquecentesco Palazzo dell’ex Prefettura, proprio vicino alla Cattedrale, e i settecenteschi Palazzi Gala e della Curia Vecchia, adornati da stemmi e portali in pietra.
 

Da non perdere, in via delle Cantine, le antiche grotte scavate nella roccia per la conservazione dell’Aglianico.

Nelle vicinanze è possibile vedere il Lago di Acerenza.

Il Borgo di Castel Lagopesole (PZ)

E poco distante da questo comune, trovasi Castel Lagopesole (PZ), uno dei più bei castelli federiciani del Meridione, tanto amato dall’imperatore svevo e da questi utilizzato come residenza di caccia.

Svetta sui boschi della Riserva naturale di Coste Castello, nel territorio comunale di Avigliano (PZ), e, venne utilizzato come rifugio anche dai briganti.

 

 

“Il mondo di Federico II” – museo narrante e spettacolo multivisione, esperienza di emozioni e conoscenza

Il Castello di Lagopesole, luogo federiciano per eccellenza, accoglie i visitatori nel “Mondo di Federico II” trasportandoli nelle segrete stanze e raccontando le sue storie e la vita di corte, fatta di feste, banchetti ma anche di mercati, locande e tradimenti.

D’estate, un grande spettacolo serale con proiezioni multivisione nella corte del castello.

Tutto l’anno un allestimento artistico e polimediale nelle sale del castello.

 

Nel segno di Federico II

In Agosto il Castello di Lagopesole diventa teatro del Palio dei tre feudi e della rievocazione storica “Alla corte di Federico”, con tornei di arcieri e un’atmosfera che richiama quella di un villaggio in festa con menù medievali e sfilate in costumi d’epoca di nobili, dame, giullari, mangiafuoco, falconieri. 

Proprio all’arte della falconeria, grande passione dello Svevo, è dedicato in Ottobre a Melfi il Convegno internazionale di falconeria e raduno di falconieri, con eventi che fanno rivivere le atmosfere federiciane.

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Monticchio, sull’azzurro dei laghetti vulcanici si specchia l’antica Abbazia di San Michele

Proseguendo dal monastero-fortezza di Santa Maria degli Angeli, fondato nel ’500, si giunge, quasi a chiudere un immaginario cerchio magico su questa terra dalle atmosfere uniche, ai Laghi di Monticchio, i due specchi d’acqua di origine vulcanica ai piedi del Monte Vulture.

L'Abbazia benedettina di San Michele sul Lago Piccolo di Monticchio (PZ)

Sul più piccolo si specchia dall’alto l‘Abbazia di San Michele,fondata dai Benedettini nel XI secolo su preesistenti grotte abitate da monaci basiliani e nei cui meandri sono custoditi splendidi affreschi bizantini.

Il suo splendido edificio, che oggi ospita il Museo di Storia Naturale del Vulture, è appeso a un costone roccioso avvolto da impenetrabili boschi, nascondiglio perfetto per molti briganti soprattutto nel periodo post- unitario, custodi inviolabili di superstizioni e leggende, storie di maghi e fattucchiere, strane
creature e folletti, come il Monacello. detto “Scazzamauridd”, lo spiritello burlone e dispettoso dall’inconfondibile berretto rosso.

 

Cenni storici: Terra di briganti per il riscatto di un popolo

Il Brigantaggio lucano
Il Brigantaggio lucano
Il Brigantaggio lucano

“E’intorno a noi il timore e la complicità di un popolo.
Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini.
E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo.

Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo.

Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta.

E’dire senza timore, è mio, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima.
E’vivere di ciò che si ama.

Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà …” (dal cinespettacolo “La Storia Bandita”).

A pronunciare queste parole l’attore che nello spettacolo impersona Carmine Crocco, nato a Rionero nel 1830, leader assoluto del brigantaggio lucano post-unitario, il movimento d’insurrezione delle masse, dei poveri, degli ultimi, delusi dalle promesse non mantenute dal Governo unitario rispetto alle speranze di riscatto suscitate da Garibaldi.

Il Cine-spettacolo "La Storia bandita" a Brindisi di Montagna (PZ)
Il Cine-spettacolo "La Storia bandita" a Brindisi di Montagna (PZ)

E’proprio il Vulture Melfese fu cuore nevralgico della protesta che durò un quinquennio e coinvolse
migliaia di contadini che si unirono alle bande dei briganti Caruso, Ninco Nanco, Schiavone, Tinna ed altri.

Il Brigantaggio lucano
Il Brigantaggio lucano

Una storia che rivive nel Parco Storico Rurale e Ambientale della Grancia, a Brindisi di Montagna (PZ),nella vicina Valle del Basento, attraverso il Cinespettacolo La Storia Bandita, la più grande performance multimediale di teatro popolare in Italia, fra effetti speciali e centinaia di comparse.

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Ripacandida (Pz): la Piccola Assisi della Basilicata

Dal borgo di Ripacandida (PZ) si gode una splendida vista sul Monte Vulture e all’ingresso dell’abitato la gotica chiesa di San Donato custodisce un bellissimo ciclo di affreschi realizzati da un ignoto maestro lucano del XV secolo che accomunano il paese lucano alla città del Poverello affrescata da Giotto.

Essi raffigurano scene del Vecchio e Nuovo testamento, figure di santi e allegorie delle Virtù.

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Rarità del Vulture

La rara farfalla notturna del Vulture "Bramea europea"

Nella Riserva naturale orientata Grotticelle, nei pressi di Rionero, proprio ai piedi del Monte Vulture, vive la rarissima Bramea europea, una farfalla notturna appartenente alla famiglia delle Brameidi che è costituita da appena cinque generi e dieci specie.

E’considerata una sorta di “fossile vivente”del Miocene (26-7 milioni di anni fa) chesi trova soltanto in Asia. A scoprirne l’esistenza nel 1963 il noto entomologo altoatesino Federico Hartig.

La rara farfalla notturna del Vulture "Bramea europea"

Eventi fra sommelier e miele

All’Aglianico del Vulture, ma anche a numerosi vini prodotti in altre aree della regione e dell’Italia, è dedicato ogni anno all’inizio di Settembre il Festival Aglianica, un importante appuntamento nazionale dedicato agli amanti del buon vino, con degustazioni accompagnate da diversi eventi collaterali che si tengono nelle suggestive dimore dei borghi della zona.

A Ripacandida (PZ), paese del miele, si svolge, invece, in Agosto la gustosa Mostra Mercato del miele lucano.

Le Eccellenze gastronomiche del Vulture

 

Acque minerali e castagne

Sgorgano copiose dal Monte Vulture alimentando ricche fonti che danno vita ad acque minerali, imbottigliate nei numerosi stabilimenti della zona, apprezzate in Italia e all’estero per le loro proprietà organolettiche.

Le acque minerali del Vulture Melfese
Le acque minerali del Vulture Melfese
Le acque minerali del Vulture Melfese

Il Vulture Melfese con i suoi boschi è ricco anche di castagne.

Il Marroncino di Melfi è ottimo per marrons glacés e piatti della cucina tipica locale. 

Il Marroncino di Melfi (PZ)

A Ottobre proprio alle castagne sono dedicati due eventi:

A Rapolla (PZ), Cantine aperte e Sagra delle castagne; a Melfi (PZ), la Sagra della Varola.

La Sagra della Varola a Melfi (PZ)
La Sagra "Cantine aperte" nel Vulture Melfese
La Sagra "Cantine aperte" nel Vulture Melfese

 

Anche olio e formaggi

A Melfi, Rionero, Barile, Rapolla, Acerenza, Lavello, Venosa si produce l’ottimo olio extravergine Vulture DOP a base dell’oliva più diffusa nel territorio, l’Ogliarola, detta anche “Rapollese”, che fruttifica su terreni di origine vulcanica.

Fra i tanti formaggi che vengono prodotti nella zona il Pecorino di Filiano (PZ), cui viene dedicata una gustosa sagra all’inizio di Settembre.

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