Il Turismo religioso in Basilicata:

qui è la terra di santuari, abbazie e montagne sacre

Il Turismo religioso in Basilicata ha le proprie “Chicche” ed è, ora come ora, una Terra pronta a promuovere un sistema di offerta turistica unico e moderno, capace di coniugare gli elementi di identità storica con le peculiarità del paesaggio e i luoghi che hanno dato i natali a Santi e Beati, con tutti i loro riti devozionali, o, nei quali ci sono radicati culti mariani.

Il Turismo religioso in Basilicata:

un territorio che è esso stesso luogo di preghiera, di fede e di sacre rappresentazioni

Il Turismo religioso in Basilicata ha le sue precise aree di richiamo.

Questa è la terra dove l’accoglienza ha raggiunto alti livelli qualitativi e dove i turisti potranno assaporare la genuinità della vacanza autentica abbinata ad una grande atmosfera di misticismo.

A Viggiano, da 800 anni, c’è il vero cuore sacro della Basilicata

Turismo religioso in Basilicata

Ha origini lontane il culto alla Madonna Nera di Viggiano (PZ), incoronata “Patrona e Regina delle genti lucane” da Papa Giovanni Paolo II il 28 aprile 1991.
Da secoli e secoli ogni prima domenica di maggio la Madonna Nera di Viggiano, Patrona e Regina delle Genti Lucane, ascende al suo Sacro Monte.

Turismo religioso in Basilicata

Qualcuno dice che la sua presenza aleggiasse già nelle città romane di Grumentum e Venusia durante le prime predicazioni evangeliche, ma molto probabilmente il suo culto risale all’arrivo dei monaci Basiliani dall’Oriente, ecco il perché del suo volto olivastro.

Pare che la prima volta che la statua venne portata in cima ai 1725 metri del monte di Viggiano fu per sfuggire al «barbaro furore» dei Saraceni, intorno all’anno Mille. Dopo qualche lustro – ormai c’erano i Normanni – la statua fu ritrovata da alcuni pastori grazie alla regolare apparizione di certi strani fuochi in un determinato luogo e fu riportata in paese, collocandola in una cappella che venne, poi, ampliata e trasformata nel sontuoso Santuario urbano di oggi, orgoglio della Lucania tutta.

Contemporaneamente, anche nel luogo del ritrovamento, sulla sommità del Monte (detto, poi, “Sacro”), veniva eretta una Cappella, dove la statua veniva portata ogni prima domenica di maggio e da cui veniva ripresa ogni prima domenica di settembre.

La Madonna stessa, attraverso frequenti prodigi, aveva dimostrato di voler stare con la sua gente sia durante l’estate, nei campi e sui monti, per i lavori della pastorizia e dell’agricoltura, sia durante l’inverno,  quando essa si ritirava in paese a causa del tempo poco favorevole.

Nacque, così, l’abitudine di accompagnare, la prima domenica di maggio, la statua della Madonna Nera (racchiusa nel suo prezioso scrigno) verso la “dimora estiva”, nella Cappella a 1725 MT di altitudine. Durante la faticosa ascesa, i pellegrini, cantando e pregando, nonostante una strada moderna permetta di arrivare in pullman o in auto non lontanissimo dal Santuario, ascendono a piedi, spesso scalzi, recando sul capo trofei di fiori e candele, elevando canti, suppliche e ringraziamenti alla Madonna nera.

Il pellegrinaggio al monte ha un preludio il sabato sera, quando – al suono della banda cittadina e tra i colori di splendidi fuochi artificiali – la statua viene traslata dalla Basilica alla cappella di San Sebastiano, nella piazza principale.

Nel cuore della notte un flusso composto e ininterrotto di fedeli attende il proprio turno per toccare la bacheca in cui è custodita la statua (l’aspetto attuale, completamente ricoperta d’oro e molto somigliante alla Madonna di Monserrat, lo si deve all’intervento voluto dagli Spagnoli nel XVII secolo), mandarle baci e invocazioni. 

La veglia dura fino alle 6 del mattino seguente quando in piazza viene celebrata la messa, con la quale si dà il via al lungo cammino. L’arrivo in cima è previsto per le 13,00, dopo una sosta alla Piana Bonocore in cui, alle 11,00, viene celebrata un’altra messa sui prati.

Il parroco intona canti e preghiere, gruppi di dodici portatori si alternano al trasporto della grande statua tra continui applausi d’incoraggiamento e suoni di zampogne e ciaramelle.
La strada è ripida, i chilometri sono tanti, lo sforzo è notevole anche per coloro che semplicemente seguono in processione: è un atto di fede, ma anche una prova fisica, «una esperienza rituale ritenuta capace di mettere alla prova le persone e di cambiarle», che va conclusa con tre giri devozionali intorno al piccolo santuario montano di cui bisogna baciare i quattro angoli perimetrali esterni, come a circondare per proteggere e a scongiurare l’invasione del male attraverso le giunture, che rappresentano i punti più sensibili di ogni struttura. 

Il fascino della montagna; l’asprezza del sentiero che mena alla cappella, il silenzio magico dei boschi, interrotto soltanto dal cinguettio degli uccelli, l’estensione surreale del panorama, l’aria sempre fresca e frizzante, conferiscono all’esperienza dell’ascesa al Sacro Monte un carattere naturalmente religioso, favorendo, anche nel cuore dello scettico, la possibilità di scorgere Dio nella bellezza delle cose create.

L’ascensione alla montagna è l’occasione in cui l’intera comunità si ritrova insieme in un giorno speciale e in un luogo dalla grande valenza simbolica: dall’alto del Sacro Monte la Madonna osserva i suoi fedeli, protegge i loro campi e le loro case; da lassù guarda così lontano che forse riesce a seguire anche gli emigranti e i vecchi suonatori d’arpa viggianese.

I Pellegrinaggi in onore della Madonna del Pollino

La Festa della Madonna del Pollino è una delle più importanti della montagna calabro-lucana e si tiene ogni anno a San Severino Lucano (PZ), in tre tempi distinti:

-giugno, prima domenical’ascesa: 

pellegrinaggio ascendente dal paese al Santuario in cima alla montagna

luglio, primo fine settimana 

la festa;

-settembre, seconda domenica, la discesa

rito di ritorno, quando dal monte si rientra in paese.

La prima domenica di giugno, all’alba dopo la Messa, da San Severino Lucano, si avvia il pellegrinaggio che porterà la statua della Madonna al Santuario, che si erge a 1.537 metri di altezza sulle pendici del monte Pollino, dove arriverà al tramonto dopo aver percorso ben 18 km.

Il Santuario venne edificato nel  XVIII secolo nel luogo dove, secondo la tradizione, la Madonna apparve ad un pastore.

Lungo il cammino sono effettuate alcune fermate di ristoro e di preghiera in strutture di mattoni a bordo strada, dette “Pisuoli”, oltre ad una lunga sosta presso la frazione di Mezzana, dove viene celebrata la Messa nella Chiesa di Maria Santissima dell’Abbondanza.

Inoltre, in occasione delle “poggiate” (soste) della statua, gli abitanti delle zone in cui si trovano “i Pisuoli” offrono ai pellegrini vino, caffè, latte, biscotti e frittelle. L’incarico di trasportare la statua è affidato ai membri della Confraternita di San Severino Lucano, riconoscibili da un gilet di velluto amaranto, che seguono precise consuetudini non scritte, che riguardano:
– la posizione del portatore rispetto alla statua,
– la durata del suo sforzo,
– il tratto da esso percorso.

Al pellegrinaggio partecipano alcune persone che, lungo l’itinerario sconnesso, portano sul capo le “cinte”, pesanti strutture di legno, vuote all’interno ed a forma di cubo dove sono infilati fasci di cereali e candele che costituiscono una forma di ex voto. I pellegrini, durante il loro cammino sono accompagnati dai cantori e dai suonatori di zampogna, organetto e tamburello, che li invitano anche a ballare, poiché la danza è vista come un modo per esprimere la propria devozione a Maria Vergine: la tarantella, che normalmente è legata ad occasioni ludiche, qui assume la forma di “danza devozionale” che, per alcuni studiosi, ha la stessa valenza della preghiera e che contribuisce ad avvicinarsi a Dio. 

Luglio, la festa 

Nel primo fine settimana (venerdì, sabato e domenica) di luglio si svolge la parte più importante di questa festa devozionale in onore della Madonna del Pollino, da giugno custodita nel Santuario sul monte.
Molti fedeli, provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, raggiungono il Santuario della Madonna del Pollino, sia in automobile, sia a piedi, lungo gli antichi tratturi montani.

L’area sacra è priva di strutture d’accoglienza, pertanto, i pellegrini che decidono di onorare la Madonna portano con sé il necessario per trascorrere le notti e per il sostentamento.

Al termine dell’omaggio alla Madonna custodita nel Santuario, al proprio arrivo, è il momento degli incontri, dei saluti e dello scambio di prodotti tipici.

I tre giorni di permanenza nel Santuario sono scanditi da momenti celebrativi, devozionali e folcloristici precisi dettati dalla tradizione:

– Venerdì (pomeriggio): tutta l’area inizia ad animarsi di molti piccoli eventi che coinvolgono questa comunità temporanea di fedeli.

Si diffonde il suono delle zampogne, delle surduline (una particolare zampogna diffusa soprattutto nell’area del Pollino e dell’alto Jonio, di piccole dimensioni), degli organetti e dei tamburelli.

I suonatori vanno al Santuario, eseguono suonate e danze devozionali davanti alla Madonna, per poi ritornare all’accampamento, dove è consuetudine portare i “suoni” ai più anziani della comunità, che partecipano attivamente, suonando, cantando o ballando e che, per tradizione, ricambiano la visita dei suonatori e dei danzatori con insaccati, carne arrostita e vino.

Quando è sera la montagna si illumina dei fuochi, sui quali, per tradizione, i pellegrini cuociono la carne. Nel frattempo, all’interno del Santuario, i devoti continuano a rendere omaggio alla Madonna. Alcuni rimangono in chiesa per vegliare per tutta la notte rivolgendosi a Maria Vergine con preghiere, litanie e canti. Processione sul monte con la statua della Madonna del Pollino.

Sabato: durante la mattina l’area intorno al Santuario, si affolla gradualmente di fedeli.

Alle ore 11.00 esce dalla chiesa, la processione: sulla dorsale, tra le valli del fiume Frido e del Sinni, la statua della Madonna del Pollino benedice il “popolo lucano” e poi, dall’altro versante, il “popolo calabrese”. La  processione si svolge lungo le strade della montagna, preceduta dal clero e dalle donne con le cinte e seguita dai suonatori, ad ogni “poggiata” (sosta) i fuochi pirotecnici salutano la Madonna.

Durante le fermate, i fedeli manifestano apertamente le motivazioni personali che li hanno spinti ad effettuare il pellegrinaggio: c’è chi rivolge richieste, chi ringrazia per la grazia ricevuta ed altri espiano una colpa.

Alle 13.00, termina la processione con il rientro della statua nel Santuario dove rimarrà per tutta l’estate.
I fedeli ritornano nell’accampamento per il pranzo.

Per tutto il pomeriggio e la notte del sabato la convivialità e l’allegria dominano la comunità temporanea dei fedeli.

-Domenica

Dopo aver salutato la Madonna e aver raccolto le proprie cose ed oggetti devozionali e taumaturgici (scaglie di pietra ed erbe medicinali raccolte nell’area del Santuario), i pellegrini si avviano per rientrare nelle località di provenienza.

Riconoscimenti

L’Istituto Centrale per la Demo-Etno-Antropologia ha riconosciuto il pellegrinaggio quale Patrimonio Immateriale d’Italia.

Il Borgo-presepe di Muro lucano e i suoi rituali dedicati a San Gerardo Majella

Turismo religioso in Basilicata.

Muro Lucano (PZ) è un luogo di culto, reso famoso da fatti legati alle origini di San Gerardo Maiella, nato in questo piccolo paese. Ma non solo, Muro lucano, per la sua posizione geografica, per la sua tranquillità e aria pura è un territorio che si propone quale invidiabile località turistica, a nostro avviso, ben indicata per una vacanza anti-stress, consigliabile a tutti coloro che desiderano essere temporaneamente assenti dalla vita, attualmente frenetica e resa logorante dai tanti e continui impegni che diventano sempre più determinanti.

Inoltre, secondo il nostro punto di vista, Muro Lucano, non solo risulta essere un paese tranquillo dove poter riposarsi e meditare, ma teniamo a segnalare le caratteristiche ambientali e naturali di questo paese, che fa di essa un luogo di riflessioni:

è interessante per l’architettura usata nelle costruzioni che sorgono su di uno scosceso pendio, per gli incantevoli scorci, tenuti ben puliti e sistemati, dai quali si accede alle abitazioni e per la longevità della sua esistenza.

È un profilo turistico variegato quello che offre ai suoi visitatori ‘Muro Lucano: l’Anfiteatro dell’Appennino Campano Lucano’, così come viene spesso definito.

Storia, cultura e tradizioni si fondono in un mix di spettacolari  testimonianze. 
Muro Lucano è la terra natale di San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata e delle mamme gestanti e dei bambini.
E’ la terra dove le pietre narrano un mix di testimonianze come il vecchio borgo del Pianello, le grotte ed  i siti archeologici.  

Muro Lucano, solo da poco tempo, rientra a pieno titolo nella rete  interregionale degli attrattori di eccellenza dei siti UNESCO del Mezzogiorno.   

Lungo i “luoghi della fede” vi è, invece, un pacchetto turistico di tre giorni che mette in rete il Santuario di San Gerardo Maiella di Muro Lucano con quello di  Materdomini (AV),  di San Giustino De Jacobis e della  Madonna di Pierno di  San Fele (PZ), nonché il Santuario  di Santa Maria di Costantinopoli di Castelgrande (PZ).   

Si punta a costituire un modello di luogo della fede organizzato, andando  incontro, però,  alle esigenze di tutti i potenziali visitatori.

Muro Lucano ha il dovere di  offrire, a circa un milione di pellegrini che annualmente visitano il Santuario di Materdomini, la possibilità di visitare i luoghi che hanno visto nascere e crescere San Gerardo Maiella.     

Si tende così  alla costruzione, intorno alla figura ed ai luoghi di un Santo venerato in tutto il mondo, di un grande percorso turistico-religioso interregionale.

Storie in cammino: Itinerari sulle Vie Francigene della Val d’Agri

Un itinerario guidato per scoprire il cuore della Basilicata, sui tracciati delle antiche Vie Francigene che attraversano la Val d’Agri.

Cinque giorni per ripercorrere lento-piede anche i Percorsi Mariani legati alla Via Herculea, partendo da Potenza, Capoluogo di Regione, costruito sull’Appia, la Regina Viarum, fino ad arrivare all’antica città di Grumentum.
 
Un viaggio slow attraverso luoghi d’interesse:
-naturalistico, come l’OASI WWF Lago Pantano di Pignola (PZ), il Museo del Lupo di Viggiano, il Parco dell’Appennino Lucano;

-spirituale, come la Chiesa Santa Maria del Sepolcro a Potenza fondata dai Cavalieri Templari, il Santuario del Sacro Monte di Viggiano, il Monastero di Santa Maria di Loreto e l’antico convento delle Benedettine a Marsico Nuovo (PZ), attuale sede dell’Ente Parco dell’Appennino Lucano;

-storico-artistico, come gli scavi dell’antica Grumentum, il Museo Archeologico dell’Alta Val d’Agri, la villa romana della potente famiglia dei Bruttii Praesentes rinvenuta a Marsicovetere (PZ);

-enogastronomico, con degustazioni di prodotti IGP, come i fagioli di Sarconi, i vini DOC dell’Alta Val d’Agri o il formaggio Canestrato di Moliterno.

Una proposta di viaggio per scoprire la Basilicata nel suo antico ruolo di crocevia tra l’Europa e il Sud del Mediterraneo, ma nella moderna condizione di un pellegrinaggio, esempio di un turismo a impatto zero, ricco di spunti naturalistici e spirituali, di contenuti culturali ed enogastronomici, nel rispetto della natura e della valorizzazione della Lucania più autentica e, per alcuni versi, meno conosciuta.

I viandanti saranno accompagnati lungo il cammino sempre da guide turistiche, naturalistiche e ambientali specializzate e avranno a disposizione una cartina dei sentieri da percorrere con segnalazione dei luoghi d’interesse da visitare e un piccolo diario con cenni storici inerenti le tappe del percorso su cui ciascuno avrà la possibilità di appuntare
le proprie impressioni: un personalissimo “Diario di viaggio”.

Turismo religioso in Basilicata

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